Il nostro metodo

A Conti Fatti parte da un principio semplice:

un dato non è ancora una spiegazione.

Quando affrontiamo una questione cerchiamo, per quanto possibile, di seguire alcune regole.

1. Partiamo dalla domanda, non dalla conclusione

Possiamo avere un’ipotesi iniziale, ma non selezioniamo le evidenze con l’obiettivo di dimostrarla.

Se durante l’analisi emerge una spiegazione migliore, cambiamo la conclusione.

2. Distinguiamo fatti, interpretazioni e opinioni

Un dato osservato, la spiegazione delle sue cause e il giudizio che diamo su quelle cause sono tre cose differenti.

Cerchiamo di rendere questa distinzione evidente anche nella scrittura.

3. Cerchiamo il contesto

Un numero isolato può essere corretto e fuorviante allo stesso tempo.

Guardiamo serie storiche, ordini di grandezza, popolazione di riferimento e, quando utile, paesi o situazioni comparabili.

4. Correlazione non significa causalità

Se qualcosa accade dopo una decisione non significa necessariamente che sia accaduto a causa di quella decisione.

Quando attribuiamo una causa o una responsabilità, cerchiamo evidenze che vadano oltre la semplice coincidenza temporale.

5. Confrontiamo con le alternative

Chiedere se una politica, una tecnologia o un investimento abbia funzionato spesso non basta.

La domanda più utile è:

rispetto a cosa?

Quanto sarebbe costata l’alternativa? Cosa sarebbe probabilmente successo senza quell’intervento?

6. Consideriamo costi e benefici nel tempo

Una decisione può produrre benefici immediati e costi futuri, o viceversa.

Cerchiamo quindi di guardare non soltanto al risultato immediato, ma anche a ciò che rimane.

7. Distinguiamo ciò che è misurabile da ciò che è una scelta di valore

I dati possono dirci quanto costa una politica.

Non possono decidere da soli quanto valore attribuiamo all’equità, alla libertà, alla sicurezza o alla sostenibilità.

Quando il giudizio dipende dai valori, vogliamo dirlo apertamente.

8. Preferiamo le fonti originali

Quando possibile risaliamo a statistiche ufficiali, documenti, studi scientifici, testi normativi e dichiarazioni originali.

Il giornalismo rimane fondamentale per ricostruire eventi e contesto, ma distinguiamo la fonte del dato dalla sua interpretazione.

9. L’incertezza è un risultato

Non sempre esistono dati sufficienti per arrivare a una conclusione robusta.

In quei casi preferiamo dire “non lo sappiamo” piuttosto che trasformare un’ipotesi in una certezza.

10. Correggiamo

Possiamo sbagliare un dato, sottovalutare una fonte o arrivare a una conclusione che nuove evidenze rendono insostenibile.

Quando succede, correggiamo l’analisi e rendiamo riconoscibile la correzione.


Lo stesso metro

Non cerchiamo una neutralità artificiale e non assegniamo automaticamente lo stesso peso a posizioni contrapposte.

Cerchiamo qualcosa di diverso:

lo stesso standard di prova per le conclusioni che ci piacciono e per quelle che non ci piacciono.

Questo è, per noi, il significato di fare i conti fino in fondo.